Matt

The Remaining

Cafoneria Divertimento
★★★★☆ ★★★☆☆

 

Titolo originale: The Remaining
Regia: Casey La Scala
Cast: Johnny Pacar, Shaun Sipos, Bryan Dechart, Alexa Vega, Italia Ricci
Durata: 88 min
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Frase del film: “Ho scelto Dio Tommy! Fallo anche tu! (e muore)”

 

Trama:
Siamo ad un matrimonio tra una cattolica ed uno che non lo è per questo non si svolge in chiesa. I partecipanti sono divisi tra chi non approva la location e chi non lo ritiene importante, ma tutti gli invitati sono uniti ed accorati nel festeggiare questo giorno … ad un tratto parte di loro cade morto al suono di una tromba e da quel momento inizia la lotta per la sopravvivenza (o meno) di chi è rimasto (appunto dal titolo).
Considerazioni:
Horror C A T T O L I C O … ci mancava!Ebbene si! Gli americani che hanno fatto del “la religione è una cosa estremamente intima che deve rimanere totalmente privata” il motto sul quale fondare la loro società, hanno deciso di fare un film dove se sei cattolico (e badate bene non religioso in genere, ma devi credere fortemente nel dio del vangelo) muori e guadagni la vita eterna!Ok! Vero! Siamo abituati ad ogni tipo di prete, santone, padre spirituale, e persino suore laiche, che combatte il male con la propria “fede” divina – non per essere blasfemo ma “L’Esorcista” insegna – ma … ecco … come dire … qui decisamente si esagera.

Insomma arriva l’apocalisse biblica e crepano tutti i bambini ed i bigotti del pianeta, quelli rimasti si disperano perché non capiscono come mai non sono morti per primi; perché? Sei sopravvissuto cerca di continuare a farlo e non flagellandoti e flagellandoci perché non sei schiantato con tutti gli altri! “Gli altri erano più bravi di me e quindi sono morti per ascendere in cielo!” nel dubbio, ecco, io rimarrei vivo!

Per tutto il tempo si assiste ad una caccia al “convertito”, appena ti scoprono con una vero e profondo senso religioso … ecco che muori! E come muori? Ovviamente infilzato, triturato, macellato etc. etc. perché una morte indolore ti toccava solo se eri un vero credente fin da subito, quello che oltre ad andare in chiesa tutte le domeniche lo fa anche con spirito di contrizione.

Gli attori non sono neanche poi malaccio, ma con questa trama neanche se i sei protagonisti fossero Meryl Streep, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Robert De Niro, Anna Magnani e Charlize Theron il film potrebbe avere qualche opportunità!

Quale messaggio vorrebbe darci? Che se vai in chiesa devi morire o se non ci vai morirai comunque ma torturato?

Mentre in Italia si è scissi tra gli sportelli per sbattezzarsi e l’onnipotente ed onnipresente mano vaticana e nella sua ingerenza nella nostra vita politica e sociale, gli americani decidono di regalarci questa perla.

Per tutta la pellicola rimane il dubbio se sia auspicabile essere tra i sopravvissuti o tra i morti, se combattere o arrendersi, non lo si sa e non lo si capisce neanche alla fine … pare ricordarci che, esattamente come ogni religione, le scelte non sono mai giuste e non sono mai sbagliate, l’importante è affidarsi con tutti noi stessi a qualcosa che non si vede, non si hanno prove della sua esistenza e tutto solo per morire.

Evviva la vita ed il pensiero positivo.

“Consigliato a chi vuole convincerti a convertirti ed a chi, invece, proprio non vuole farlo”

Trailer:

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Matt

Paolo Ruffini

Cafografia

Paolo Ruffini. Se non si fosse capito Paolo è nato a Livorno, il 26 novembre 1978, cosa che riesce a tenere nascosta soprattutto grazie alla sua dizione perfetta … già non ci crede nessuno!
Wikipedia lo definisce “attore” chiaro segnale che, quantomeno in Italia, questa qualifica viene concessa con una certa facilità e, addirittura, spesso è sufficiente l’auto-proclamazione.Ruffini KinderRuffini olidataI suoi esordi iniziano con gli spot pubblicitari per Kinder Cereali ed Olidata, dove, sebbene ragazzino, si distingue per la sua espressione con gli occhi sgranati che impedisce di capire se sta impersonando (dai, diciamo così) il ruolo del tontolone o dell’incredulo (forse perché sta lavorando?).Dalla pubblicità al cinema il passo è breve ed interpetra un antipatico compagno di classe in Ovosodo (sempre grazie alla sua dizione) ed immortala sul grande schermo le espressioni che l’avevano reso noto in tv … le solite!OvosodoIl grande successo però è dovuto al Nido del Cuculo fondato nel 2001 coma associazione cinematografica dove sfogare la sua passione e conoscenza (per quello ne ha, ammettiamolo, per il cinema) … il mezzo utilizzato è prendere clip di film celebri e doppiarli di nuovo … con cadenza labronica!Nel 2002 vince il concorso di Mtv “Cercasi VJ”, concorso fatto e rifatto sulla base del “cerchiamo talenti emergenti” ma che non ha mai visto vincente uno sconosciuto, qualcuno che non avesse almeno già fatto radio, televisione e cinema! Lavora per la tv più giovane d’Italia per 3 anni, ed anche in questo caso i suoi punti di forza sono: l’italiano parlato più corretto del mondo, l’espressione vivace, e la pettinatura che passa inosservata (ovviamente sto scherzando!)

Dalla conduzione di classifiche musicali, nel 2005 partecipa ad un programma di chiacchere televisive (dall’impronta poco intelligente) con un titolo difficile da collegare “Bla Bla Bla”, poi passa a Rai 2 e con la sua conduzione di “Stracult” intervista attori di grande calibro che, vedendolo, avranno avuto un’opinione alquanto personale delle nuove leve della conduzione italiana.

Oramai lanciato inizia ad essere chiamato per recitare (ma perché?) se così si può dire, per fortuna in pellicoleNatale a Miami che sono la forma più bassa della cinematografia, i cinepanettoni, stavolta firmati Neri Parenti, Natale a Miami e Natale a New York, dove ancora una volta si presta a rappresentare i livornesi in the world. Anche stavolta: cadenza livornese che sostituisce l’italiano ed espressione intelligente.

Torna nel 2007 in tv con il canale satellitare Comedy Central dove conduce una serie di sketch definiti comici, intitolato, giusto per allontanarsi dallo stereotipo da lui creato, “Amici miei”Comedy central

Nel 2008 altra prestazione, con il solito risultato, “Natale a Rio” e poi la versione estiva “Un’estate ai Caraibi”
Nei 3 anni successivi passa in sordina partecipando ad una serie di pellicole, dove, manco a dirlo, interpreta sempre con le solite espressioni, personaggi minori.

Nel 2011 è il miracolato del millennio appena iniziato ed inizia la conduzione di Colorado, insieme a Belen Rodriguez. Nel ruolo del conduttore irriverente, che parla livornese e con l’espressione tra il babbeo ed il sorpreso (ci credo!) si guadagna anche l’imitazione di uno dei comici, Baz, che non a caso punta sulla sua dizione.
Lavora anche in teatro, nei musical, ma il pubblico si domanda ogni volta “perché?”!
Grazie a Colorado, e dal suo personale genio della lampada Diego Abatantuono, è protagonista di Colorado – ‘Sto classico e nel 2012 conduce di nuovo Colorado Cafè!
Nel 2013 il gruppo Colorado esaudisce il secondo miracolo producendo il film che segna il suo (triste) esordio alla regia “Fuga di Cervelli” e segna anche chiunque abbia avuto la sventura di vedere la pellicola.
Non soddisfatto del flop, e della Critica imbestialita come un gatto al quale è rimasta la coda nello stipite della porta, ci riprova nel 2014 con il risultato meno catastrofico di “Tutto molto bello“, ma comunque decisamente negativo a livello di Critica e di i risultati al botteghino, addirittura  inferiori al film predcedente: il pubblico si era lasciato fregare una volta e di certo non voleva buttar via i soldi per il biglietto del cinema di nuovo.
Lo stesso anno gli affidano la conduzione dei “David di Donatello” (ed ancora: perché?) dando di “Bella Topa” ad una vecchina di 80 anni, Sophia Loren, che tentava tra un ritocchino e l’altro di ingannare il tempo che passa e magari darsi un tocco di classe … con il suo tributo, tutti si è frantumato come il cristallo durante un terremoto.
E come terzo mistero, non quello di Fatima ma evidentemente di Abatantuono, il 20 febbraio 2015 è tornato ad essere conduttore di Colorado, perché, altrimenti, i comici presenti non risulterebbero così tanto bravi rispetto al suo modo di fare comicità.
Nel frattempo continua il tour iniziato nel 2004 e tutt’oggi attivo di “Io doppio” dove presenta le clip doppiate in livornese, intervallate di spazi, sempre più lunghi, nei quali lui si diletta a recitare … alla fine lo spettacolo è concluso con un monologo strappalacrime dove vengono usati i titoli dei film che il pubblico propone per formulare frasi di senso compiuto … il realtà con quelli del pubblico non ci riesce e da almeno un paio d’anni usa sempre gli stessi per rimediare.
Nota di colore è la sua vita privata: nel 2007 si è sposato con Claudia Campolongo, che nella vita fa la cantante! Durante lo scherzo perpetrato da “Scherziaparte” ai danni di Ruffini, la ragazza, adorabile tra l’altro, si è rivelata essere anche una buona attrice, non solo non ridendo mentre il proprio compagno moriva di paura, ma parlando con un quadro ed angosciando anche lo spettatore. Lei molto brava!

Paolo Ruffini resta un buon personaggio pubblico, una persona che suscita il sorriso, ma il suo forte rimane lo spettacolo dal vivo dove intagisce col pubblico e le geniali produzioni di “Io doppio” e del “Nido del Cuculo” … con gli anni spesso ci si allontana da ciò che ci ha reso più apprezzati, lui, decisamente, dovrebbe tornare alle origini e sfruttare quel suo grande punto di forza lasciando perdere le velleità da attore/regista visto che, pare evidente, non è stato in grado di evolversi come i pokemon.

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Matt

Tutto molto bello

Cafoneria Divertimento
★★★☆☆ ★★★☆☆

 

Titolo originale: Tutto molto bello
Regia: Paolo Ruffini
Cast: Paolo Ruffini, Frank Matano, Gianluca Fubelli, Nina Senicar, Angelo Pintus, Chiara Francini, Paolo Calabresi, Chiara Gensini, Ahmed Hafiene, Michael Righini
Durata: 90 min
Nazionalità: Italia
Anno: 2014
Frase del film: “errare humanum est, perseverare” – “ovest!!

 

Trama:
Un futuro padre viene coinvolto in una sequenza di eventi che lo porterà a rivalutare le priorità della vita
Considerazioni:
Con questo film si conclude la cinematografia che vede alla regia Paolo Ruggini (un auspicio più che un’affermazione) rivelandosi come un capolavoro rispetto al film precedente, “Fuga di cervelli”.Paolo Ruffini, protagonista, con la sua spalla Frank Matano continuano ad essere le spine nel fianco della recitazione italiana: il primo simpatico nella sua riproposizione del livornese, la solita, riproposta in ogni occasione e l’unica cosa che sa fare; il secondo lascia ancora una volta allibiti sul fatto che riesca, imperterrito, a restare nel mondo del cinema.La Critica ancora una volta, a giusto avviso, è spietata e boccia questa pellicola, che, almeno stavolta, riesce a strappare qualche risata soprattutto grazie ai comici di Colorado che, di nuovo, vengono inseriti tra i personaggi.

Nina Senicar ha il solo ruolo di essere bella, ed in questo riesce, decisamente meno se deve trasmettere qualche emozione.

La partecipazione di Pupo è agghiacciante ma, fortunatamente, è solo un espediente narrativo.

Fubelli e Pintus mettono in scena il loro repertorio di punta e pertanto risultano essere semplicemente loro, quelli che il pubblico ha imparato ad apprezzare.

Di tutt’altro livello Chiara Francini che, occorre dirlo, di mestiere fa l’attrice e si rivela adatta.

Così come in “Fuga di Cervelli” sono solo chi ha piccoli ruoli a manifestare doti recitative ed ancora non basta!

Il film, a tratti divertente, è originale e si propone come una versione lunga ed articolata del programma comico, “Colorado” appunto, che lo finanzia.

Se non si ha di meglio da fare, e soprattutto da vedere, può meritare, magari mentre si sta facendo anche altro: non richiede grande concertazione per seguirlo ed i momenti comici comunque possono essere colti.

 

“Consigliato a chi si è perso l’ultima stagione di Colorado”

Trailer:

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Matt

Fuga di cervelli

Cafoneria Divertimento
★★★★★ ☆☆☆☆☆

 

Titolo originale: Fuga di cervelli
Regia: Paolo Ruffini
Cast: Paolo Ruffini, Luca Peracino ed Andrea Pisani (I Panpers), Frank Matano, Guglielmo Scilla, Rosalia Porcaro, Biagio Izzo, Marco Messeri, Gaia Messerklinger, Olga Kent, Giulia Ottonello, Niccolò Senni, Daniel McVicar, Michela Andreozzi, Andrea Buscemi, Michele Manca (Pino La Lavatrice).
Durata: 100 min
Nazionalità: Italia
Anno: 2013
Frase del film: “E’ come picchiare uno mentre caca”

 

Trama:
Cinque amici, affetti da vari disturbi mentali e fisici, decidono di partire per Oxford alla conquista dell’amore per uno di loro, ma troveranno, improvvisamente, la consapevolezza delle loro possibilità e, soprattutto, dei loro limiti!
Considerazioni:
Prima di iniziare occorre una nota biografica perché nessuno possa dirmi di aver guardato questo film con un qualche pregiudizio, di sicuro non negativo! Seguo Paolo Ruffini da 15 anni, appassionato dei suoi primi lavori, alcuni prima ancora del “nidodelcuculo” dove doppiava in maniera irriverente pellicole storiche; questo mi ha portato ad andare più volte a vederlo dal vivo, gustarmi la sua conduzione di “Colorado” ed aggiungo beccarlo casualmente in metropolitana nei suoi primi anni televisivi ad Mtv.Questo ragazzo – che nonostante lo style giovanile inizia a non essere più tanto giovane – è sicuramente dotato di una simpatia e di un modo di fare comicità monotono ma spontaneo, dimostrandolo anche quando vittima di “scherziapparte”, terrorizzato, parlava con la compagna nello stesso modo con il quale conduce in tv o doppia i filmati.Probabilmente da questa, forse troppo improvvisa, notorietà, nasce l’idea di fare un film, in un’Italia dove possibilità non ce ne sono, a lui viene “regalato un sogno” direbbe il suo collega di miracoli Jovanotti!Come coglie l’occasione? Mettendo in scena qualcosa che fa, semplicemente, letteralmente, da definizione di dizionario, schifo! Direte voi: “forse sei stato troppo forte con questo termine!” Beh, probabilmente, così vi offro l’alternativa tra: disgusto, orrore, raccapriccio, ripugnanza, nausea, voltastomaco, ribrezzo, insofferenza, repulsione … qualsiasi sia la vostra scelta, come con l’inversione degli addendi, il risultato non cambia!Il film è un guazzabuglio di frasi fatte, tra buonismi ed espressioni populiste, situazioni mal copiate da qualche altro film, scene di dubbio divertimento, il tutto senza alcun nesso logico tra le parti che, comunque, rimerebbero tra loro inconciliabili! Potremo dire “D’altra parte, molti sono i film <pulp>, fatti da scene che non hanno niente in comune ma che alla fine danno un senso alla pellicola” … ma qui, citando Vasco, “un senso non ce l’ha!”Siamo di fronte, sopra ogni altra cosa, alla sagra della banalità!Entriamo nel dettaglio.

I protagonisti sono il mix del luogo comune con l’aggiunta del pregiudizio negativo, dettato dall’ignoranza, che non scompare neanche alla fine del film:

– il ragazzo più grande, non vedente, interpretato da Ruffini. Al di là della recitazione, pare vederci meglio di me che sono miope, il personaggio è incapace di gestire la sua invalidità, in pratica non ci vede ma si comporta come ci vedesse … perché ci deve arrivare il messaggio che non dobbiamo ignorare il problema che ci affligge … e come ci arriva questo messaggio? Attraverso capitomboli inutili, scene agghiaccianti nella cucina del ristorante di gusto fantozziano, e bistrattando la ragazza di cui si innamora perché scopre che anche lei è cieca. La scena migliore è quando, per nascondere la sua cecità, decide di guidare un bus a due piani (perché siamo pur sempre in Gran Bretagna e questa banalità non potevamo dimenticarcela!) riproponendo una versione meno aggraziata di Victoria Adams (oggi Beckham) nel film sulle “SpiceGirl”, insomma la parodia brutta di qualcosa già molto brutto!

– il ragazzo sfigato ed il ragazzo sulla sedia rotelle, interpretati dal duo comico “Panpers”. Con loro, in più delle volte, lo scambio di battute sembra funzionare, d’altra parte è il loro mestiere ed hanno fatto fortuna con tutta una serie di botta e risposta … peccato che qui siamo in un film ed i dialoghi sono più lunghi: appena superano le 5 parole, le loro capacità crollano adattandosi allo stile degli altri protagonisti. I personaggi poi sono originali quanto il dolce alle mele; il primo, in quanto sfigato, è in camicia a scacchi con occhialoni scuri con la pettinatura nerd a tutti i costi, che, ovviamente, si innamora della più figa in assoluto abbia mai conosciuto … mentre i suoi coetanei vorrebbero semplicemente portarla a letto, lui non pensa al sesso ma solo all’amore, vuole parlarci e conoscerla meglio, e come poter rendere la purezza della sua anima? Ovviamente è incapace di rivolgerle la parola (sia mai che manchi qualche banalità) e poi lo facciamo trovare nelle situazioni più assurde: gli facciamo rubare un polmone dall’obitorio, lo facciamo quasi vivisezionare sotto un lenzuolo, perché se sotto un lenzuolo per un’ora c’è un uomo vivo o morto nessuno se ne accorge, e soprattutto lo lasciamo andare ad una scena di presunta necrofilia che ci sta sempre molto bene!

Il secondo, dicevamo sulla sedia a rotelle, invece, è la sua nemesi, ha sempre la risposta pronta, e, soprattutto, pensa solo ed esclusivamente al sesso! Pensandoci sopra hanno visto bene di rendere il concetto facendogli spingere la testa di ogni ragazza che si avvicina in mezzo alle sue gambe … in fondo, chi non lo fa costantemente soprattutto se paraplegico?

– il drogato interpretato da Guglielmo Scilla è reso in modo “innovativo”: spaccia per tutto il film, parla poco e le sue espressioni sono coperte da grandi occhiali da sole … questo ha il lato positivo di non far notare come recita!

– infine il gay, ovviamente represso … secondo voi come poteva essere accennata la sua sessualità? Facendogli “tastare” continuamente il protagonista sfigato, perché bisogna sempre esser delicati, ed il tocco di classe, proprio una finezza degna dei migliori maestri della cinematografia, a fine film, causa delle prove di una causa farmaceutica, gli fanno crescere le tette! Olè!

Gli stereotipi negativi, come se non bastasse, sono sottolineati dai dialoghi: il cieco dice “non posso stare con una ragazza non vedente” piantandola al ristorante, il ragazzo paraplegico prima si fa attaccare con il velcro ad un sedia per non sembrare disabile e poi bistratta pesantemente un uomo sulla sedia a rotelle perché incapace di farlo passare, il drogato che gira con una zebra di gomma sottobraccio ha il motto “dragarsi tutti per drogarsi meno” (pura poesia!) , ma, l’apice, si tocca quando, dopo non aver mai parlato in tutto il film di omosessualità, si esordisce con “tu fai lo stupido per nascondere che sei FROCIO!” … voilat!

Perché trattare il tema delle diversità, così già grottescamente rappresentate, senza buttarci il carico da novanta con frasi ed atteggiamenti ostili? Adattiamoci pure al modo soft nazista di affrontare la cosa! E come farlo? Facciamo scoppiare lo sfigato in un impeto di rabbia e riassumiamo tutto con – parafraso – “Io sono sfigato ma posso migliorare, infatti poi mi faccio la bonazza del film, voi, altri, invece, siete proprio diversi e sono vostro amico perché non ne ho altri!”

Con questo monologo d’amore tocchiamo il massimo del dialogo ridotto solitamente in tutto il film, per lo più, a: “Non so un cazzo!” a “Chi è? Sto cazzo!”
Riepilogando: recitazione dei protagonisti inesistente (ci sono bravi attori ma relegati a camei, mentre i protagonisti non possono essere definiti attori senza che mi si riapra l’ulcera), trama inesistente, dialoghi purtroppo malamente presenti. La storia incolla tra loro, in maniera del tutto errata, parti di film comici italiani: la narrazione de “Il Ciclone” e dei film di Aldo Giovanni e Giacomo, ispirandosi chiaramente alla scena “E fuori dal letto? – Nessuno è perfetto!” con un tocco di Stanlio e Ollio e Fantozzi.

Il film non stimola alcun tipo di emozione, se non quel disgusto che ti impedisce di smettere di guardare … avete mai visto un’immagine, ho vissuto una scena, talmente brutta che il vostro cervello non riesce a realizzarla e voi continuate a rimanere impalati, impietriti, a fissarla? Beh, questo è quello che succede con questo pellicola !

Credo che la Critica nazionale possa limitarsi unicamente a non prenderlo in considerazione, è una pellicola non classificabile neanche per gli standard di bruttezza assoluta … perché, se è vero che i gusti sono soggettivi, in questo caso il cafolavoro è oggettivo!

Le domande, pertanto, che rimangono sono:

Perchè?! Perché tutto questo!?
e poi

Perché ti hanno fatto fare pure un secondo film se il primo è inqualificabile? Chi è che ti “spinge” perché tu continui a venderti come grande artista quando il tuo top lo hai toccato con i doppiaggi di altri film?

Perché se hai una compagna bravissima a recitare come nello scherzo che hai subito, non metti lei davanti alla camera? Non sarà “la più bella del reame” ma quanto meno è simpatica e trasmette una pur minima emozione! Ci sono autori e registi che hanno fatto la loro fortuna innamorandosi di una brava attrice rendendola protagonista!

Ora non manca che vedere il secondo film “d’autore” e poi, se dovesse confermare le doti dimostrate in questo, dobbiamo pregare Paolo Ruffini di tornare a fare i doppiaggi dando il giusto senso alla propria vita!

 

“Consigliato a chi il cervello vuole farlo fuggire veramente da questo orrore!”

Trailer:

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elfflames

Highwaymen, I banditi della strada

Highwaymen

Cafoneria Divertimento
★★★½☆ ★☆☆☆☆

 

Titolo originale: Highwaymen
Regia: Robert Harmon
Cast: James Caviezel, Rhona Mitra, Colm Feore, Frankie Faison
Durata: 80 min
Nazionalità: Canada
Anno: 2003
Frase del film: “Siamo venuti qui per salvare una persona, non per commettere un omicidio!”
Trama:
Sulle isolate e spoglie autostrade americane si aggira un assassino psicopatico a bordo di una vecchia cadillac seminando incidenti e morti stradali.
Rennie Cray (James Caviezel) a bordo di una barracuda del 68 è il giustiziere che lo insegue cercando di fermarlo e contemporaneamente vendicare la moglie caduta vittima del pazzo pilota.
Considerazioni:
highwaymen-1Film low budget con attori emergenti di secondo piano vedi Jim Caviezel (Outlander e la serie tv “Person of Interest”) e Rhona Mitra (“Doomsday – Il giorno del giudizio” e “Underworld – La ribellione dei Lycans”).
L’idea non è male, incentrare tutto il film come se le vere protagoniste fossero le automobili, una Cadillac del 72 e una Barracuda Super- Stock del 68, e non gli esseri umani che vengono relegati a comprimari, è una scelta interessate. Il regista Robert Harmon infatti è lo stesso di “The Hitcher – La lunga strada della paura” film basato fortemente sul tema automobilistico.Fin qui sembrerebbe tutto bello, ed invece no, la storia è abbastanza forzata ed il ritmo, nonostante i soli 80 minuti di durata, è abbastanza lento, si cerca di dare spessore ai personaggi “umani” raccontando qualcosa delle loro vite ma è tutto piuttosto piatto.

highwaymen-3Peccato perché l’inizio del film con Cray che cerca le tracce dello psicopatico in giro per le desolate strade americane ha un retrogusto MadMaxiano, i ritrovamenti di protesi umane all’interno di un pagliaio stuzzicano la fantasia, fantasia che però viene subito messa a nanna quando l’ambiente dove si svolge la storia diventa urbano.
Relegando gli inseguimenti in un “recinto” abitato non può non far esclamare “ma con tutto il casino che fanno nessuno si accorge di nulla?” infatti macchine volanti, surf su sportelli ed esplosioni non disturbano la quiete pubblica.

 

 

highwaymen-5Forse proprio per giustificare questa assenza di forze dell’ordine ci viene presentato Will Macklin (Frankie Faison), praticamente l’equivalente da noi di un agente della polizia stradale, che come fosse un detective cerca di capire cosa sta succedendo, peccato che la sua presenza risulta superflua! Anzi nel finale riesce a cambiare idea in pochi secondi passando da pacifico impiegato da scrivania che come a suo dire “non sa neanche cosa sia una pistola” a vendicatore spietato… questo “turn face” è paragonabile a quello dei nostri politici che riescono a cambiare partito in base alla corrente che tira, l’unico vantaggio che porta questo personaggio è strappare qualche risata non tanto per la sua comicità ma per la sua stupidità.

highwaymen-4

Ci sono anche dei buchi di sceneggiatura abbastanza percepibili tipo ci viene detto che di Barracuda Super-Stock ce ne sono tipo 35 in tutta america ok io non sono un meccanico e magari mi sbaglio ma quante possibilità ci sono di trovare un radiatore ed uno sportello all’interno di uno sfascio? Bhe il nostro protagonista ci riesce.
L’altro buco riguarda la “mobilità” dell’antagonista per non fare spoiler non dico nulla, però le scelte fatte su di lui sono abbastanza irreali e discutibili.

Bhe occasione mancata per vedere un buon thriller on the road.

Ultimissima cosa, complimenti a chi in italia ha distribuito questo film rinominandolo highwaymen, i banditi della strada cosa c…o centra nel film “i banditi della strada” solita storia, o mettono nomi casuali per attirare il pubblico oppure cambiano il titolo per far capire di cosa tratta il film, come se il pubblico fosse ritardato… a questo punto chiamalo Banditi traduzione letterale di highwaymen… bha

 

“Consigliato a chi piace passare ore ed ore sul G.R.A. (Ndr: Anello autostradale romano)”

Trailer:

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Vita Persa

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